
Ho sempre mantenuto le promesse e quindi cominciamo l'avventura del racconto di un anno scolastico in una scuola media "collocata in area a rischio" nel centro di Palermo.
E si comincia con una bella domanda: Che significa area a rischio? A rischio di cosa?
E la risposta che mi sono dato ha sorpreso pure me.
A rischio docenti. Non che rischiano i docenti ma rischiano i ragazzi ad avere certi docenti.
Venerdì 12 giugno era l'ultimo giorno di lezione. Ormai a scuola gli alunni sono ridotti all'osso, presenti solo i ragazzi delle terze per ultimare la preparazione agli esami.
Alle 9.40 arriva il dirigente scolastico che, sentendo baccano
scolaresco, si reca nella "zona autonoma" (ex alloggi servitù in un palazzo principesco) per vedere cosa succede. Trova i ragazzi di una terza allegri e spensierati raccontarsi dei loro amori. Di un insegnante neppure l'ombra fino alle 9.50. A quell'ora compare in corridoio un insegnante che si avvicina a salutare la preside e immediata scatta la domanda agli alunni: " Ragazzi chi avete?". "Lei", rispondono in coro. E la preside incalza: "Ma come all'ultimo giorno di lezione lei non conosce il suo orario?". E continua: "Buon lavoro" e va via senza battere
ciglio.
Questo non è un caso isolato. Il 5 giugno 2008 una collega mi disse: "Ti pare che l'ho capito come funziona l'orario quest'anno?".
Due considerazioni mi
sovvengono:
- Non è pensabile che un lavoratore non conosca il luogo e l'ora del suo lavoro.
- Si può arrivare in ritardo, siamo uomini. Ma qualche volta, che ne so, due tre volte l'anno. Ogni venerdì mi sembra troppo.
Un bel problema da esercizio scolastico: Un insegnante lavora per 18 ore settimanali. Ogni settimana per 33 volte ( tante sono le settimane di scuola) in un anno scolastico ritarda 20 minuti. Quante ore deve recuperare per guadagnarsi onestamente lo stipendio?E dal momento che conviene sempre guardare l'altro lato giro la medaglia e leggo: "Quanti giorni di ferie in più rispetto agli altri si fa un lavoratore così in ritardo?".E dire che nell'era della tecnologia basterebbe impostare l'agenda del proprio cellulare per sapere "in tempo reale" a che ora e in quale posto recarsi.Io che con la tecnologia sono un
po' negato e mi scoccia molto leggere le istruzioni del telefono per sapere come impostare l'agenda, faccio così. Ogni anno compro un diario, di quelli scolastici tipo alunni di prima elementare (pardon, Scuola Primaria) e sul retro della copertina appiccico un prospetto con l'
orario scritto a matita. Poi, non ancora soddisfatto, lo stesso prospetto di orario, sempre scritto a matita, lo infilo sotto il vetro del piano della mia scrivania così da poterlo vedere ogni sera ed ogni mattina. Così non sbaglio mai, e non
perché sono bravo ma
perché sono tecnologicamente arretrato.E in più. A Palermo si circola a targhe alterne. Così un giorno vado in macchina e un giorno prendo l'autobus. Con la macchina impiego
mezza ora di traffico per arrivare a scuola e quindi scendo da casa alle 7.45. Con l'autobus non so mai a che ora posso arrivare. Così scendo da casa alle 7.30. Ogni mattina alle 8.00/8.10 sono a scuola. Con un
po' di buona volontà si può arrivare ogni giorno puntuali. L'imprevisto, proprio
perché imprevisto, capita "ogni morte di papa". Se capita tutte le settimane o tutti i giorni non è più imprevisto.Due semplici accorgimenti che mi permettono di essere puntuale e preciso come deve essere un lavoratore.
Dell'orario scolastico ho già scritto (sarebbe bene rileggere) in data 30 0tt0bre 2008 nella pagina di diario.