mercoledì 15 luglio 2009

America docet


"In un momento difficile come il presente, c'è chi dice che non possiamo permetterci di investire in ricerca, che sostenere la scienza è un lusso quando bisogna dare priorità a ciò che è assolutamente necessario. Sono di opinione opposta. Oggi la ricerca è più essenziale che mai alla nostra prosperità, sicurezza, salute, ambiente, qualità della vita. (,,,) Per reagire alla crisi, oggi è il momento giusto per investire molto di più si sia mai fatto nella ricerca applicata e nella ricerca di base, anche se in qualche caso i risultati si potranno vedere solo tra dieci anni o più: (...) i finanziamenti pubblici sono essenziali proprio dove i privati non osano rischiare. All'alto rischio corrispondono infatti alti benefici per la nostra economia e la nostra società".
Quanta lungimiranza!

giovedì 9 luglio 2009

La storia di un docente precario


Emiliano Sbaraglia, La scuola siamo noi, Fanucci Editore, Roma 2009
"Nel generale collasso economico, sociale e culturale che attraversa la nostra epoca, il mondo della scuola sembra rappresentare allo stesso tempo la più evidente dimostrazione di tutto questo e l'unica speranza ancora percorribile per tentare di modificare la realtà in divenire. Quando una società è in crisi dovrebbe sempre ripartire dall'istruzione pubblica, è la scuola il volano ideale per costruire un nuovo tessuto sociale e produttivo. E chi non riesce a capirlo, o semplicemente se ne disinteressa, rischia di provocare gravi danni per i quali pagheremo tutti, in un modo o nell'altro, pesanti conseguenze".
Che dire? Nulla va aggiunto se non un plauso.
E continua: "Credo che la differenza tra le nostre vedute sul tema risieda proprio qui, perché per me quello dell' insegnante non è un mestiere, ma una missione, una cosa che devi sentirti dentro e che hai voglia di fare ogni mattina, quando esci di casa, e ogni sera, mentre finisci di preparare la lezione per il giorno successivo prima di andare a dormire. E se questa voglia a un certo punto scompare, se senti che dentro di te non c'è più, bisognerebbe trovare la forza e il coraggio di smettere".
Ancora un plauso.
E' un libro da leggere. E' la storia dell'autore, docente precario, che rappresenta non solo la vita di un supplente ma anche la voglia di imparare e di crescere degli alunni. Alunni che vanno ascoltati, incoraggiati e formati non solo istruiti nei contenuti delle discipline.
Nel libro c'è anche il vero problema della scuola: lo scontro tra due generazioni di docenti, una generazione stanca e delusa che mantiene il posto solo per lo stipendio ed una generazione giovane, preparata e con tanta voglia di fare, ma precaria.

martedì 7 luglio 2009

Un nuovo libro sulla scuola



I libri sul disastro della scuola si sprecano. Peccato che chi dovrebbe farne tesoro forse nemmeno li legge o li legge con tanto distacco da non capirne la portata. Dopo La fabbrica degli ignoranti che denunciava gli strafalcioni degli studenti e degli ex studenti arriva il 5 in Condotta che denuncia anche lo sperpero di denaro e di tempo-scuola a causa dei vari progetti che nulla hanno da spartire con il corso degli studi. Quei progetti di cui parlavo nel mio post precedente. Quei progetti che arricchiscono il P.O.F di ogni istituto di ogni ordine e grado di scuola. Quei progetti che se arricchiscono l'offerta formativa non arricchiscono affatto la cultura degli studenti e svuotano le casse dei fondi d'istituto.
Mario Giordano calcola che sono stati spesi 58 milioni di euro per pagare 36.000 consulenti esterni. Ritengo, se ho capito bene, che la somma si riferisca ad un anno scolastico. Ovviamente i dati si commentano da soli.
Nel libro che vi consiglio di leggere trovate un abbondante bibliografia sulla scuola. Meglio sullo sfascio della scuola. Molti di quei libri li trovate nella sezione Letture consigliate di questo blog. I più recenti no perché non li ho ancora letti ma mi propongo di farlo quest'estate e ve ne darò notizia.
Abbondante è la citazione di Paola Mastrocola e del suo La scuola raccontata al mio cane, che rimane la "bibbia" del declino scolastico analizzato con ironia.
Nel 5 in Condotta vi è, però, molto altro. Dagli strafalcioni degli studenti tirati fuori dai vari siti web e dai vari libri alle varie cronache sulle varie performance di esilaranti docenti. Uno fra tutti: il prof Tacchi a spillo, ovvero Vincenzo Di Grazia che nella primavera del 2006 per una settimana si è presentato all'Istituto alberghiero di Cervia (Ravenna), dove insegnava italiano, vestito da donna.
Un libro da leggere che a volte fa ridere di gusto e molto spesso fa storcere il muso dal disgusto, ma va letto con molta attenzione e "meditato".

sabato 4 luglio 2009

Bocciata la Gelmini


Il Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini è stata bocciata due volte e da due organi istituzionali diversi.
La prima bocciatura è arrivata dal Tar del Lazio. Secondo i giudici amministrativi gli alunni non possono chiedere di fare 5 ore di inglese anziché 3 e 2 della seconda lingua comunitaria. Dal momento che le sentenze del Tar sono immediatamente esecutive il perno della nuova scuola Gelmini è saltato.
La seconda bocciatura è arrivata dalla Corte Costituzionale e riguarda l'accorpamento delle scuole. I giudici della Corte hanno sentenziato che la razionalizzazione della rete scolastica è di competenza delle regioni.
Al Ministro non resta che incassare le batoste e rimettersi in riga.
Ma come si fa a volere riformare la scuola in questo modo?
Nel caso della lingua inglese. Se tutti gli alunni avessero scelto di fare inglese per 5 ore settimanali cosa avrebbero fatto gli insegnanti di francese, spagnolo e tedesco? Sovrannumerari da ricollocare? Ma da ricollocare dove?
Non ci vogliono certo i giudici amministrativi per capire quale grande problema avrebbe creato l'applicazione di questo decreto.
Una lancia va spezzata a favore del Ministro, però.
E' vero che i nostri alunni alla fine del corso di studi non sanno parlare nessuna delle due lingue comunitarie che hanno studiato. Ma il problema non è nel numero delle ore. Il problema è la metodologia didattica e la professionalità dei docenti. Su quello si deve investire. Non si può continuare a coniugare verbi (utilissima la grammatica, per carità) e pretendere che alla fine l'alunno debba parlare in inglese, francese o altra lingua. Una domanda mi sorge spontanea: quanti alunni hanno mai avuto davanti un libro in lingua originale senza traduzione a fronte? O quanti alunni hanno mai visto un film in lingua originale? E la conversazione in lingua?
La verità è che l'unica ragione della riforma scolastica prospettata dai governi di destra e sinistra muove dalla necessità di tagliare alla scuola per risparmiare soldi. Ma queste riforme non modernizzano la scuola e non la rendono più efficiente ed efficace. Non per i tagli ma per dove si taglia. Il problema vero è che i tagli alla scuola vengono fatti nei posti sbagliati.
Se voglio che un albero sia bello da vedere e cresca meglio devo tagliare i rami secchi e sfoltire le foglie. Questo ci vuole per la scuola. Rami secchi sono gli innumerevoli progetti Pon e Pof che fanno sprecare tempo e denaro in abbondanza. Ovviamente mi riferisco a quei progetti che nulla hanno a che fare con il corso di studi degli alunni.
Si potrebbe cominciare a tagliare da qui.

lunedì 22 giugno 2009

La società


Un giorno porto Alessandro in presidenza perché venga ammonito dal Dirigente Scolastico. Aveva utilizzato un linguaggio scurrile nei confronti di una mia collega che transitava per il corridoio durante l'intervallo. La collega ha fatto orecchie da mercante. in seguito mi ha detto che ormai ci aveva fatto l'abitudine. Io non ho lasciato correre e avrei voluto che lo facesse anche il Dirigente Scolastico ma così non è stato. Non parliamo tutti la stessa lingua nella mia scuola.
In presidenza ad Alessandro viene spiegato che in società ci si comporta in un certo modo e non si dicono certe cose.
"Società! Pirchì c'accattammu insiemula" ( in italiano: Società! Perché che abbiamo comprato insieme?") risponde Alessandro.
Il concetto di società non era ben chiaro all'alunno. Gli è stato spiegato. Adesso Alessandro conosce i due significati della parola "società". Ma appena rivista la mia collega ha ricominciato ad appellarla nello stesso modo.
Credo che un provvedimento disciplinare sarebbe stato più efficace di una lezione di semantica.

giovedì 18 giugno 2009

La cicala e la formica


"L'estate passava felice per la cicala che si godeva il sole sulle foglie degli alberi e cantava, cantava, cantava. Venne il freddo e la cicala imprevidente, si trovò senza un rifugio e senza cibo.
Si ricordò che la formica per tutta l'estate aveva accumulato provviste nella sua calda casina sotto terra. Andò a bussare alla porta della formica.
La formica si fece sulla porta reggendo una vecchia lampada ad olio.
- Cosa vuoi? - chiese con aria infastidita.
- Ho freddo, ho fame….- balbettò la cicala. Dietro di lei si vedeva la campagna innevata. Anche il cappello della cicala ed il violino erano pieni di neve.
- Ma davvero? - brontolò la formica - lo ho lavorato tutta l'estate per accumulare il cibo per l'inverno. Tu che cosa hai fatto in quelle giornate di sole?
- Io ho cantato!
- Hai cantato? - Bene… adesso balla!
La formica richiuse la porta e tornò al calduccio della sua casetta, mentre la cicala, con il cappello ed il violino coperti di neve, si allontanava, ad ali basse, nella campagna
.
"




Qualche mese fa ho letto in classe questa favola di Jean de La Fontaine. L'argomento della favola è la laboriosità della formica e l'ozio improduttivo della cicala. L'obiettivo didattico che volevo raggiungere era la comprensione di un breve testo e la sua esposizione orale e l'obiettivo formativo mirava ad una riflessione sulla vita di un vero lavoratore contro la vita di Veline e Tronisti.
Alla fine della lettura e della spiegazione chiedo come sempre: "Che ne pensate?"
"Buona la cicala, io la mangio arrostita" mi dice Giuseppe mentre lo guardo basito da sopra i miei occhiali da presbite. Ho stentato a capire che si riferisse al pesce chiamato cicala che si trova nel cesto misto sorteggiato ogni giorno tra i venditori semi ambulanti, ambulanti e "residenziali" del mercato della Vucciria.
Almeno Giuseppe al nome cicala pensava al pesce, gli altri non sapevano nemmeno cosa fosse. Nessuno fino alla loro seconda media aveva loro mostrato una cicala. Almeno le formiche le conoscevano.









martedì 16 giugno 2009

Orario scolastico





Ho sempre mantenuto le promesse e quindi cominciamo l'avventura del racconto di un anno scolastico in una scuola media "collocata in area a rischio" nel centro di Palermo.
E si comincia con una bella domanda: Che significa area a rischio? A rischio di cosa?
E la risposta che mi sono dato ha sorpreso pure me.

A rischio docenti. Non che rischiano i docenti ma rischiano i ragazzi ad avere certi docenti.
Venerdì 12 giugno era l'ultimo giorno di lezione. Ormai a scuola gli alunni sono ridotti all'osso, presenti solo i ragazzi delle terze per ultimare la preparazione agli esami.
Alle 9.40 arriva il dirigente scolastico che, sentendo baccano scolaresco, si reca nella "zona autonoma" (ex alloggi servitù in un palazzo principesco) per vedere cosa succede. Trova i ragazzi di una terza allegri e spensierati raccontarsi dei loro amori. Di un insegnante neppure l'ombra fino alle 9.50. A quell'ora compare in corridoio un insegnante che si avvicina a salutare la preside e immediata scatta la domanda agli alunni: " Ragazzi chi avete?". "Lei", rispondono in coro. E la preside incalza: "Ma come all'ultimo giorno di lezione lei non conosce il suo orario?". E continua: "Buon lavoro" e va via senza battere ciglio.
Questo non è un caso isolato. Il 5 giugno 2008 una collega mi disse: "Ti pare che l'ho capito come funziona l'orario quest'anno?".
Due considerazioni mi sovvengono:
  1. Non è pensabile che un lavoratore non conosca il luogo e l'ora del suo lavoro.
  2. Si può arrivare in ritardo, siamo uomini. Ma qualche volta, che ne so, due tre volte l'anno. Ogni venerdì mi sembra troppo.
Un bel problema da esercizio scolastico: Un insegnante lavora per 18 ore settimanali. Ogni settimana per 33 volte ( tante sono le settimane di scuola) in un anno scolastico ritarda 20 minuti. Quante ore deve recuperare per guadagnarsi onestamente lo stipendio?E dal momento che conviene sempre guardare l'altro lato giro la medaglia e leggo: "Quanti giorni di ferie in più rispetto agli altri si fa un lavoratore così in ritardo?".E dire che nell'era della tecnologia basterebbe impostare l'agenda del proprio cellulare per sapere "in tempo reale" a che ora e in quale posto recarsi.Io che con la tecnologia sono un po' negato e mi scoccia molto leggere le istruzioni del telefono per sapere come impostare l'agenda, faccio così. Ogni anno compro un diario, di quelli scolastici tipo alunni di prima elementare (pardon, Scuola Primaria) e sul retro della copertina appiccico un prospetto con l'orario scritto a matita. Poi, non ancora soddisfatto, lo stesso prospetto di orario, sempre scritto a matita, lo infilo sotto il vetro del piano della mia scrivania così da poterlo vedere ogni sera ed ogni mattina. Così non sbaglio mai, e non perché sono bravo ma perché sono tecnologicamente arretrato.E in più. A Palermo si circola a targhe alterne. Così un giorno vado in macchina e un giorno prendo l'autobus. Con la macchina impiego mezza ora di traffico per arrivare a scuola e quindi scendo da casa alle 7.45. Con l'autobus non so mai a che ora posso arrivare. Così scendo da casa alle 7.30. Ogni mattina alle 8.00/8.10 sono a scuola. Con un po' di buona volontà si può arrivare ogni giorno puntuali. L'imprevisto, proprio perché imprevisto, capita "ogni morte di papa". Se capita tutte le settimane o tutti i giorni non è più imprevisto.Due semplici accorgimenti che mi permettono di essere puntuale e preciso come deve essere un lavoratore.


Dell'orario scolastico ho già scritto (sarebbe bene rileggere) in data 30 0tt0bre 2008 nella pagina di diario.